Ciao Straniero,
grazie per oggi, per il nulla cosmico e per tutto quello che c’era in mezzo; per il sorriso, le parole, i capelli corti, la maglietta a colori sgargianti e le tue braccia.
Sono rimasta affascinata dallo spessore che quelle appendici rachitiche che possedevi hanno cominciato a mettere su; la curva morbida del tuo bicipite ed il tessuto della maglietta che a malapena riusciva a contenerlo pur essendo larga; questo dimostra che la tua estate sta andando bene, che stai facendo qualcosa che espande il tuo corpo e lo trasforma in quello di un uomo.
Non dovrei scrivere queste cose, non qui su internet, nel al computer e forse, se fossi più furba, non le scriverei nemmeno sulla carta; ma il fatto è che non sono furba e che quando sono un po’ felice, non mi basta tenermelo per me, voglio che lo sappiano tutti, voglio che il sorriso da ebete che mi porto stampato sulle labbra sia motivo di domande per le altre persone. Voglio che tu veda che sto sorridendo; come questa mattina, quando mi hai parlato ed io mi sono messa a ridere perché sì, la situazione era ridicola e la nostra timidezza non fa che complicare le cose. Ma tu, tu hai parlato ed io non l’avrei nemmeno sperato, anzi, sapevo che avresti detto “ciao” ma pensavo saremmo rimasti lì, e invece no.
Non mi interessa se per le prossime parole dovrò aspettare un mese o due anni, non mi interessa perché non ha importanza niente finché ho quello che mi dai sempre, finché mi dimostri che nonostante tutto vuoi che ti noti, che ti saluti, che sappia che ci sei e che mi consideri presente.
Forse sto illudendomi di vedere cose che non ci sono, ombre di oggetti invisibili, ma non ha nemmeno questo importanza, perché, anche se così fosse, l’illusione è piacevole e non mi fa perdere contatto con la parte di me della quale ho più bisogno.
Credo che quello che possediamo adesso, seppur labile e da molti considerato niente, in realtà abbia per me uno spessore così rilevante che mi riesce difficile descrivere che cos’è; o meglio, non sarebbe difficile descriverlo, ma se lo facessi sminuirei quello che è. Due persone non sono mai uguali, nemmeno un ragazzo ed una ragazza della nostra età. Altri due al nostro posto non sarebbero così, non agirebbero come agiamo noi e non parlerebbero come parliamo noi e forse, forse, non si cercherebbero con gli occhi come facciamo noi. Questa è la parte che più mi fa sentire bene, il cercarsi con gli occhi, il rovistare per strada alla ricerca del dettaglio che fa dire “E’ lui/E’ lei”, come lo faccio io, so che lo fai anche tu e forse con più cura di me, perché sei sempre tu quello che vede per primo.
Straniero, spero che tu rimanga tale per ancora molto tempo e che non lo resti per sempre, andare avanti mi piacerebbe, vorrei sapere di te, di cosa ti tormenta la notte, dei film che non sopporti e dei libri che non leggeresti mai, ma temo che se davvero ci avventurassimo per quella strada verremmo privati del sottile piacere che abbiamo ora nell’uscire di casa senza sapere se ci incontreremo, senza sapere se, svoltato l’angolo, ci saranno quegli occhi e quelle mani ad aspettarci.
Ancora una volta ti saluto, attendendo il nostro prossimo, casuale incontro.
Lion Hearted Girl
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