004; lettera

Ciao Straniero,
grazie per oggi, per il nulla cosmico e per tutto quello che c’era in mezzo; per il sorriso, le parole, i capelli corti, la maglietta a colori sgargianti e le tue braccia.
Sono rimasta affascinata dallo spessore che quelle appendici rachitiche che possedevi hanno cominciato a mettere su; la curva morbida del tuo bicipite ed il tessuto della maglietta che a malapena riusciva a contenerlo pur essendo larga; questo dimostra che la tua estate sta andando bene, che stai facendo qualcosa che espande il tuo corpo e lo trasforma in quello di un uomo.
Non dovrei scrivere queste cose, non qui su internet, nel al computer e forse, se fossi più furba, non le scriverei nemmeno sulla carta; ma il fatto è che non sono furba e che quando sono un po’ felice, non mi basta tenermelo per me, voglio che lo sappiano tutti, voglio che il sorriso da ebete che mi porto stampato sulle labbra sia motivo di domande per le altre persone. Voglio che tu veda che sto sorridendo; come questa mattina, quando mi hai parlato ed io mi sono messa a ridere perché sì, la situazione era ridicola e la nostra timidezza non fa che complicare le cose. Ma tu, tu hai parlato ed io non l’avrei nemmeno sperato, anzi, sapevo che avresti detto “ciao” ma pensavo saremmo rimasti lì, e invece no.
Non mi interessa se per le prossime parole dovrò aspettare un mese o due anni, non mi interessa perché non ha importanza niente finché ho quello che mi dai sempre, finché mi dimostri che nonostante tutto vuoi che ti noti, che ti saluti, che sappia che ci sei e che mi consideri presente.
Forse sto illudendomi di vedere cose che non ci sono, ombre di oggetti invisibili, ma non ha nemmeno questo importanza, perché, anche se così fosse, l’illusione è piacevole e non mi fa perdere contatto con la parte di me della quale ho più bisogno.
Credo che quello che possediamo adesso, seppur labile e da molti considerato niente, in realtà abbia per me uno spessore così rilevante che mi riesce difficile descrivere che cos’è; o meglio, non sarebbe difficile descriverlo, ma se lo facessi sminuirei quello che è. Due persone non sono mai uguali, nemmeno un ragazzo ed una ragazza della nostra età. Altri due al nostro posto non sarebbero così, non agirebbero come agiamo noi e non parlerebbero come parliamo noi e forse, forse, non si cercherebbero con gli occhi come facciamo noi. Questa è la parte che più mi fa sentire bene, il cercarsi con gli occhi, il rovistare per strada alla ricerca del dettaglio che fa dire “E’ lui/E’ lei”, come lo faccio io, so che lo fai anche tu e forse con più cura di me, perché sei sempre tu quello che vede per primo.
Straniero, spero che tu rimanga tale per ancora molto tempo e che non lo resti per sempre, andare avanti mi piacerebbe, vorrei sapere di te, di cosa ti tormenta la notte, dei film che non sopporti e dei libri che non leggeresti mai, ma temo che se davvero ci avventurassimo per quella strada verremmo privati del sottile piacere che abbiamo ora nell’uscire di casa senza sapere se ci incontreremo, senza sapere se, svoltato l’angolo, ci saranno quegli occhi e quelle mani ad aspettarci.
Ancora una volta ti saluto, attendendo il nostro prossimo, casuale incontro.

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003; trip mentali e giù di lì

è anche vero che noi ragazze, siamo geneticamente predisposte a farci trip mentali, o film, il problema è che, delle volte, il trailer non ci si presenta a caso davanti agli occhi, ma sono i ragazzi che ci danno l’anteprima.

ieri sera ero fuori con la carlotta per l’ultima passeggiata del giorno e mentre stavo aspettando la signora emilia, per passeggiare insieme, chi esce dalla via di casa sua? ma ovvio! lui! io ero già ferma, quindi non faccio altro che starmene lì, immobile come un palo a guardare. il signorino non mi nota subito e beh, c’ha anche ragione era ad almeno 50 metri, dall’altro lato della strada intento ad aspettare l’autobus, perciò diamogliene atto, è stata una bella giocata quando mi ha finalmente notata. ora, onestamente, la mia intenzione era quella di guardarlo e basta. ma si sa, non mi va mai bene niente, perciò lo guardo guardarmi e ad un certo punto mi manca il fiato. s’incammina! dove sono io! (sempre dall’altro lato della strada però.)

si ferma di fronte a me.
mi saluta.
lo saluto.
mi saluta.
lo saluto.
s’incammina oltre, verso la fermata successiva voltandosi di tanto in tanto.

e quindi uno poi si dice, okay, me li faccio i film, ma tu cosa ti fumi? i cannoni? voglio dire, honestly, se di me non ti interessa una cicca fumata, allora mi combini sti scherzi che non fanno altro che incasinarmi il cervello? perchè io mi dico: “non ho bisgono di nessuno, lui non conta” e cerco di rimanere attaccata a quel che mi dico, ma lui fa andare in pezzi tutto ogni volta che mi guarda con quegli occhioni da cane bastonato e che alza la mano (srotolando due chilometri tra braccio ed avambraccio) per salutare. non ce la posso fare.
e le cose così mi vanno strette, mi sta anche bene che mi si dica che io non m’accontento mai, che voglio sempre di più e blabla. lo accetto, ci sta tutto.
però dai! sta situazione è davvero un po’ patetica, voglio dire, tra la mia età e la sua, arrivamo a 40anni. e insomma dai, dovremmo riuscire a spiaccicare quattro parole a caso. qualunque cosa andrebbe bene, parlerei anche del tempo se potessi. anzi, se ci riuscissi.

ma no, perchè timida io, timido lui, stiamo a fissarci come due pesci senza far altro.
e uno poi se lo deve proprio dire: complimentoni eh.

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002; talà! che alle volte uscire col cane del vicino paga.

quando uno dice che la sfiga esiste, ha ragione. ma ha ragione anche chi dice che esistono le botte di culo. ero appena tornata a casa con la carlotta quando la vicina di casa, che poi è la sorella, fa uscire il uilli che, ovviamente, se la fa per un po’ con la carlotta e poi fa capire, palesemente, che ha bisogno del bagno, così, dato che la sottoscritta era già bella che vestita, gli infila il quinzaglio e lo porta giù.
tralasciando il fatto che oggi pomeriggio la colite m’ha tirato una mazzata che la metà bastava, mi sono avviata verso il solito posto della carlotta, ormai sfiduciosa del fatto che non l’avrei visto che, mentre sono lì, col uilli con la gambetta al vento ecco che lui esce di casa.

panico.

beh, quasi. lui mi nota ed io lo guardo, lui allarga un mezzo sorriso e saluta con la mano ed io ricambio al che, onestamente, avrei anche potuto voltarmi e venire via, ma si sa, gli ingordi non sanno mai quando è il momento giusto di smettere, così me ne resto lì a guardarlo mentre decide dove deve andare con il suo cane (che io chiamo Cane, perchè non ne conosco il nome); attraversa e mi risaluta, ed io lo risaluto, ma ovviamente mi viene da ridere, perchè, insomma, i venticinque secondi trascorsi non erano abbastanza per un risaluto. ma comunque, mentre fa per superarmi abbassa lo sguardo su uilli e, affilato come un dardo nota che non è il solito cane con il quale esco, così la sua espressione muta in qualcosa simile a questo (o_ò) ed io sono così (^_^)”.
ognuno prende la sua strada, peccato che, nemmeno due passi dopo, il uilli mi fa notare che ha, sul culo, una moltitudine di spighette malefiche, di quelle che s’attaccano al pelo e camminano, perciò armata di buona volontà mi abbasso in modo da non sembrare un’idiota e comincio a tirargli via ste spighe quando, alzando lo sguardo, noto che lui è ancora lì che mi guarda.

ora, sì, io mi faccio un SACCO di film, e tutti lo possono dire, però secondo me, siamo un po’ incapaci tutti e due. nel senso che non siamo in grado di aprire una conversazione, anche solo per dire «belin! la sQuola l’è finita! evviva! yeppiyeah!», probabilmente è la timidezza, sia mia che sua, poi mettiamoci che io sono socially awkward e che quando parlo con qualcuno che mi piace, riesco a connettere praticamente zero; che rende tutto imbarazzante. perchè dai, castori castrati!, potrebbe anche essere un geek come me, potremmo avere qualcosa in comune, che ne so? il fantasy? la fantascienza? il dottore?
certo è che se continuiamo a salutarci venti volte al secondo e a non spiaccicare parola, potremmo anche essere anime gemelle e non lo sapremmo mai.

sì, non ho abbandonato ancora la filosofia del “pjamocela co carma” è ovvio che, dopo un po’, i maroni si stracciano anche a me. ma va bene così, ora che so a che ora esce col cane, proverò a piazzare n’uscita strategica per ritrovarlo più spesso, magari incrociandolo mentre esce, così almeno me lo ritrovo davanti e posso osservarlo stile pesce senza dovermi far venire il collo a giraffa che, lo ammetto, non mi donerebbe per niente.

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001; the beginning.

“Fermati. Fermati e respira. E cammina piano. Piano.
ecco, questo è quello che continuavo a pensare, in loop, mentre ero fuori per l’ultima passeggiata della giornata. so come vanno le cose, so che riesco ad agitarmi anche solo pensando ad una cosa. quel che è ovvio, proprio come nei peggiori filmetti, è che quando ti ripeti, fino allo sfinimento, di stare calma, nel momento clou qualcosa esplode.
io avevo letto di gente che, nei momenti di tensione, riesce ad essere lucida e fredda. io, nei momenti di tensione divento cieca e muta.
niente, non mi riesce di parlare nemmeno se, effettivamente, questo mi servisse a salvarmi la faccia.
non che, a conti fatti, la questione sia così importante, voglio dire, sono un disastro sotto ogni punto di vista. non ne imbrocco una nemmeno se qualcuno mi ci infila dentro e dice «sempre dritto compagna!», nemmeno questo m’aiuterebbe. alle volte sento mia madre e mio padre parlare, anzi, confabulare, e sento quelle mezze frasi che ti entrano un po’ sotto la pelle dei gomiti scavando come se avessero unghie: «ma perchè ne abbiamo fatta una e pure stupida?»
e, com’è ovvio, non si può dare una risposta ad una domanda del genere, perchè suvvia, che risposta potrei dare a questi due poveri genitori?
la colpa non è certo la loro è che, forse per eredità, sono venuta su un po’ troppo ansiosa.
ma diciamoci la verità, chi è che, incrociando per la strada la persona per la quale ha una cotta (persona che, per altro ha 6anni meno di me, ma shhh!) se la becca ben bene con una persona del sesso opposto (ovvero il sesso che hai tu) e riesce ad essere felice e sorridente? se ci riuscite voi, siete bravi. a me, quando è successo, è caduta la faccia sull’asfalto. oh, non lo so se è la sua ragazza okay? non l’ho capito nonostante li ho visti due volte, ma, beh, son due volte un po’ sparasciute, nel senso, la prima volta erano in bicicletta e la seconda con loro due c’erano: il padre di lui con il cane e l’amico, perciò, abbiate pazienza se non credo che lui abbia preso morosa, padre e amico per portare il cane dal veterinario. e, come se non bastasse, perchè no, in effetti da queste parti non basta mai. non ho avuto modo di vederlo vis-a-vis per constatare se ancora ci salutiamo e parliamo, oppure definitivamente il tutto è andato morto sepolto con le vespe degli ultimi acquazzoni.

ma questa sera, beh, è stato un po’ ridicolo.
dicevo, nell’ultima passeggiata della giornata, me ne stavo tranquillamente (o quasi) andando verso l’erbetta calda per la carlotta quando, tutto impettito e sudaticcio, mi vedo l’amico. al che dico: “t’oh! l’amico” e, quasi sicuramente l’amico avrà pensato “t’oh! la ragazza col cane” perchè se non m’avesse riconosciuta, non penso sarebbe rimasto a fissarmi mentre svoltava verso casa sua. senza contare che lui era seduto sul dondolo in giardino che dava le spalle alla strada. ma tralasciando ste ciarpanate, quando son tornata indietro per riprendere posto a casa, l’amico era sul dondolo e lui, con molta probabilità, era seduto di fronte al dondolo in modo da occhieggiare la strada. no! ovviamente non ho guardato, nessuna persona sana di mente cercherebbe di spiare nel giardino altrui. diciamo che ho “percepito” la cosa perchè, superato un enorme albero, le loro voci si sono zittite finchè io non ho raggiunto un palazzo che copre la visuale. ergo? mi ha vista. saluti? manco a pagarli.

negli ultimi giorni sono passata a scegliere un sacco di filosofie diverse: lo affronto, lo lascio perdere, cambio strada. ieri sera, dopo aver consultato un sito di tarocchi online, ho deciso di seguire quel che dicevano, ovvero: lascia che sia il destino a guidarti, le tue impressioni non erano sbagliate, ma non metter fretta alla tartaruga. e quindi vai così! si cammina piano, si cerca di sorridere, non in modo sguaiato o, come dire, presuntuoso, no, si sorride come se non si avessero problemi, come se si fosse appena usciti da una bella doccia rilassante e non ti stessi lentamente sciogliendo sull’asfalto. del resto, che cosa potrei fare? non ho l’aspetto fisico di blake lively e tanto meno l’attitude di claire colburn, perciò sorrido, sto calma, ripeto il mantra, penso al nuovo racconto che devo scrivere e lascio che le cose vadano.
del resto, se, per quella stupidagine del voltarmi ed entrare a casa lunedì, ha deciso di smettere di salutarmi allora non valeva nemmeno la fatica che m’è costato avvicinarlo. ed è stata una vera sudata quella!

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